Be here now

 

 

Il ritorno, dopo un periodo di vacanza, dopo gli stress di un tour imponente, ha il titolo di “Be here now”. Dopo gli allori di “What’s the story mornig glory “, gli Oasis si rivolgono oramai solo ad un pubblico quasi “eletto”, non dimenticando il pop, ma anche ritornando sulla strada maestra del rock (più maturo dell’acerbo Definitely Maybe), mescolando il tutto; insomma il chimico Noel ha elaborato una pozione esplosiva e inaspettata, con riff di enorme potenza e melodie diafane, ma nel contempo titaniche e insormontabili, che aleggiano attorno all’ascoltatore e si impadroniscono violentemente della sua anima. E’ l’apice della maturità compositiva di Noel, che trova l’ausilio addirittura di fiati e archi per esaltare melodie pop-rock, molto british. Facendo un parallelo con la storia dei Beatles, “Be here now” è assimilabile all’ottimo “Revolver”, album di nicchia, di difficile comprensione, soprattutto dopo il successo mondiale di “Help!” o “Ticket to ride”.

La copertina del disco è un misto di tutta la tradizione rock inglese, è il sunto dell’essere Oasis, del “cocaine rock”, come è stato definito più volte. L’orologio in stile inglese (senza lancette) che spicca in primo piano, la piscina (sogno di ricchezza raccontato anche da Paul Weller in “To be someone”) nella quale galleggia una Rolls, simbolo di ricchezza per eccellenza, il grammofono sembra essere un omaggio agli amati Sixty’s, mentre simbolo di appartenenza al mod style è la vespa sulla quale siede Liam.

L’album si apre con “D’you know what I mean?”, inizio all’insegna dell’energia e del dinamismo;

qui si esaltano gli arrangiamenti quasi elettronici, a partire dal codice morse (Noel offre una ricompensa al traduttore del messaggio iniziale…) passando per gli elicotteri stile Apocalypse now. La canzone scivola incisiva, acida e malinconica, raccontando il viaggio nella città natale, quanto sia grande l’ingratitudine di Manchester, ma quanto grande sia la voglia di salire su un bus e abbandonarla per sempre. Il testo è pieno di ottimi spunti stilistici, ad esempio: “Le domande sono le risposte di cui potresti avere bisogno” e comunque il lirismo è eccellente in tutto l’album.

Seconda traccia è “My big mouth”, canzone che rispecchia l’amarezza di Noel verso la stampa e i Tabloid inglesi, quanto grande sia la sua bocca, tanto da poterci far volare un aereo al suo interno. E’ la canzone inoltre dedicata alla “hall of fame”, questo ingresso nella celebrità con tanti lati negativi, che tormentano l’animo di Noel, dove vacilla anche la sua fede [“non ho mai parlato con Dio/ e non sono mai stato in Paradiso]. La canzone è potente e sfuggevole, con un wall di chitarre di enorme rilievo, che conferiscono una orecchiabilità tanto lontana dal pop e dai tempi di wonderwall, e che oramai è il nuovo essere e il nuovo fare musica degli Oasis.

E’ il salto di qualità degli Oasis,  è il nuovo Brit Pop. Accantonata la potenza di M:B;M: è l’ora di calma e dolcezza, le quali traspaiono dalla eccellente Magic Pie , testo preferito di Noel, storia di un “Extra-ordinary guy”  (lirica autobiografica?) e della sua vita, il tutto grazie ad una torta magica. Eppure il giovane deve rinunciare ai suoi affetti, ai suoi amici, ma d’altronde non aveva nulla da perdere. Il profondo liricismo è amplificato da un bridge di rara bellezza, seguito da un ritornello incisivo e orecchiabile. La leggenda racconta che una parte di questa lirica sia presa in prestito da un discorso pubblico di Tony Blair, leader laburista, amico di Noel. E’ chiara l’intenzione del compositore di raccontare il suo male interiore, il valore che Noel sa di valere, sebbene abbia così tanti problemi ad esprimere le sue emozioni: è l’incomprensione dell’artista.

Quarto solco è Stand by me. Commentare una canzone così coinvolgente ed emozionante, complessa nella sua semplicità,  è compito assai arduo, perché questo Vostro scrittore non può trovare le parole per descrivere anche solo una parte di quell’idilliaco rapporto  fra autore e musica, e musica e ascoltatore, quel turbinio di emozioni che invade chi si vuole accostare al sublime, all’infinito. E’ la storia di un amore tormentato, conclusosi a causa di incomprensioni, ma con tanta voglia di sbocciare nuovamente, di aprire la porta del futuro, anche se esso è così incerto.

Torna il suono del wall di chitarre elettriche, potente e travolgente, che viene esaltato all’ennesima potenza, che rende speciale, scorrevole e sinergica con il resto dell’album “I hope  I think I know”  brano non di grande effetto lirico.. Forse non indimenticabile..

Segue  “ The girl in the dirty shirt” , ottima canzone ritmata, easy listening, molto british. La leggenda racconta che Noel entrò a casa dell’allora fidanzata (poi moglie) Meg mentre questa stava stirando una camicetta sporca. La sera stessa Noel durante un concerto dedicò una canzone alla ragazza con la camicetta sporca. E’ il brano dell’innamoramento, della nuova passione che sboccia, ma anche dell’amicizia e del sostegno nei momenti più bui della vita ( “Le nuvole che si ammassano nella tua anima non sono lì per caso, ma le posso dileguare tutte”) . Questa canzone risulta una delle più piacevoli dell’intero album sebbene sia stata troppo presto accantonata.

Giunge ora un brano enigmatico, forse un po’ fuori contesto in questo album, un’elaborazione acustica, con un sound leggero e quasi diafano, inconsistente; ma per paradosso, nella sua semplicità, accattivante e matura. Da annotare la presenza di Johnny Deep , alla slide guitar. Questo brano di nicchia è intitolato “Fade in  out” .

“Dont’ go away” , nelle sue sembianze di canzone d’amore, è però dedicata alla madre Peggy, che in quel periodo di salute precaria caratterizzato da molti ricoveri negli ospedali di Londra, riceve così un segno tangibile dell’amore del figlio. E’ dunque ancora amore universale quello raccontato da Noel, è l’affetto tra madre e figlio, proprio come in “Live forever”, oppure  sublime amicizia come in “Wonderwall”:.  La dolcezza di questa canzone traspare dalla melodia e dall’arrangiamento d’archi, così soave e leggero, sinfonia su poesia, colore su di un fiore stupendo. Anche il testo risulta piacevole e scorrevole, introspettivo e sofferto, caratterizzato da un notevole slancio poetico, palesato dalla frase “Non andare via , dì  ciò che vuoi, ma dì che rimarrai,  per sempre e ancora di più” Questa track risulta la migliore dell’album, davvero una gemma incastonata in quel mosaico variopinto che è “Be here now”. Perla di rara bellezza.

“Be here now” è una canzone sorprendente, che regala nuovamente brio e fluidità a tutto l’album, scorre rapida, piena, grintosa, con chitarre elettriche ruggenti e un suono seventy’s, diviso fra Stone Roses e Rolling Stones .  A proposito di questa traccia racconta la leggenda che fu composta da Noel  sul piccolo pianoforte giocattolo del figlio di Mick Jaggher, suo vicino di casa durante una vacanza esotica. E’ un ritorno alla psichedelica, a partire proprio dalla lirica, composta giocando sull’assurdo e sull’assonanza, incentrata sul ritmo e sulla melodia. Meraviglioso il verso d’apertura: ”Lava la tua faccia nel sole del mattino”, frase di enorme potenza sinestetica, che regala immagini di grande impatto.

Decimo solco è “All around the world”, che nella sua sinuosità sinfonica appare leggero e ipnotico, orchestrato alla perfezione, ma purtroppo (secondo il Vostro scrittore)  risulta tautologica e pop, ridondante e strascicata, mentre la melodia si perde nella lunghezza della canzone stessa , accompagnata da un lirismo scarno e orecchiabile, mai ricercato. Vorrebbe essere la colonna portante della seconda parte dell’album, eppure risulta soltanto un ingombro e un peso oneroso.

Penultima traccia è “It’s getting better man!!!” semplicemente fantastica, travolgente e complessa, rock fin nell’intimo della canzone, e le chitarre sembrano esaltare ancora di più la stupenda voce di Liam, mentre il basso assurge quasi a guida della melodia. In poche parole: rock pulsante con melodia beatlesiana. Meravigliosa!

Nel complesso è uno tra i migliori album degli Oasis, forse il più rappresentativo della poetica lirica di Noel, ma  traspare anche la bravura di tutti gli altri membri della band, che sono cresciuti anche tecnicamente dagli esordi. E’ il momento più alto della composizione di Noel, il picco della maturità stilistica e melodica, così eclettica e raffinata, persa tra pop e rock, acustico ed elettrico, tra amore e odio, bianco e nero.

 

 

                                                  LiamEdo================= the better man