Intervista fatta da: Andrew Smith
Intervistati : Noel
Data : 02/07/05
Titolo: How Does it feel ?
Rivista : Word (di Settembre)
Noel
Gallagher:
Guarda dal palco in basso verso 60.000 persone che cantano le parole delle sue
canzoni e si domanda cosa diavolo significhino.
E’ terrorizzato all’idea di poter diventare come suo padre. Non ha più fatto uso
di droghe pesanti dal 5 giugno 1998.
E’ orgoglioso di essere considerato il migliore alcolizzato della sua
generazione.
Noel si apre come mai prima d’ora.
Intervista di Andrew Smith
Foto di Harry Borden
Didascalia della grande foto b/n primo piano di Noel: Noel vede se stesso come
un solitario che per breve tempo è diventato estroverso grazie all’uso delle
“social-drugs” . “Sì, non è che fosse una cosa raccomandabile, però sono stati
gli anni migliori della nostra vita, sul serio”.
Didascalia della foto dove Noel indossa la giacca alla ussara e si aggiusta gli
occhiali da sole: “Ogni volta che mi ritrovo - nel bel mezzo dell’esecuzione di
Don’t Look Back in Anger” - a pensare che ancora non ho capito cosa diavolo
significhino i versi della canzone, so già che poi non ci dormirò la notte!”
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E’
sabato 2 luglio, e sono le otto e 40 di sera, qui al City of Manchester Stadium.
C’è ancora luce qui, nella seconda delle tre serate di show Oasis previste nella
loro città natale.
Il cielo è cupo e grigio, e durante il giorno c’è stata una specie di attesa
parossistica, dove l’orgoglio della gente del posto di avere gli Oasis in
programma per la serate si è via via accresciuto al giungere delle notizie che
si sono rincorse riguardanti la regale progressione musicale in corso al Live 8,
che sta avendo luogo giù a Londra – per non dire poi del fatto che tutti sono
consci che quello di stasera è lo show che Noel Gallagher si è rifiutato di
spostare alla richiesta di dare spazio ad una loro apparizione allo show di
beneficenza di Hyde Park. Cionondimeno, fra un esibizione di band-supporto e
l’altra, i megaschermi laterali hanno dato spazio alle immagini provenienti dal
variegato show di Bob Geldof, indubitabilmente riscaldando vieppiù l’atmosfera.
Al momento in cui la band padrona di casa stava per salire sul palco, alle 8 e
mezza, il pubblico ormai stava friggendo in attesa di poterla acclamare.
Ci saremmo ovviamente aspettati di vedere gli Oasis caracollare sul palco e
prenderne caparbiamente possesso, ma non è così che le cose poi sono invece
andate.
Sì, certo: hanno fatto il loro ingresso sul palco osannati con urla
spaccatimpani e sommersi da un’ondata accecante di flash di telefonini, però
dopo un paio di battute del pezzo di apertura, Turn Up the Sun, si sono
all’improvviso bloccati, come un cavallo da corsa che si impunta davanti
all’ostacolo.
Si intuiva un via vai frenetico ai lati del palco, ma l’attenzione della band
era tutta rivolta alla parte davanti del parterre, dove una barriera metallica
appositamente concepita per contenere l’urto della folla aveva invece ceduto
sotto l’enorme pressione del pubblico delle prime file.
La maggior parte delle persone dello staff tecnico si sono subito rese conto
dell’urgenza del pericolo: se il pubblico avesse cominciato a oltrepassare le
barriere abbattute rimanendo incastrato nelle cancellate rovesciate, si sarebbe
potuto creare un enorme tafferuglio e c’er il rischio oggettivo che molti
venissero calpestati sotto l’urto della folla in movimento.
Oltre a questo comunque sussisteva l’obbligo di rispettare i regolamenti: senza
le transenne antifolla, lo show non può avere luogo. Allora alcuni dello staff
si sono dati da fare cercando di risistemare la barriera che aveva ceduto,
mentre noi del pubblico aspettavamo. E aspettavamo. E aspettavamo. La band,
inchiodata sul palco per timore che, se se ne fossero allontanati, questo
avrebbe potuto provocare un’altra carica della folla, continuava a mantenere un
atteggiamento di impenetrabile attenzione verso gli avvenimenti in corso.
Una visione a volo d’uccello su questi momenti frenetici sarebbe al tempo stesso
spassosa e intrigante: membri dello staff che si arrabattano per riparare le
barriere, al punto che nessuno può sapere quanto tempo durerà la pausa, Liam,
con un cappellaccio bianco incalcato in testa, jeans sbiaditi e giacchetta
rossa, che dà chiari segni di volere all’istante riprendere lo spettacolo e che
rimprovera il fratello Noel per “non essersi comportotato in modo per niente
“rock and roll” nel momento che ha interrotto lo show”.
Più tardi, Noel mi avrebbe raccontato i pensieri che gli passavano per la testa
in quei momenti in cui se ne stava in piedi sul palco di fronte a 60.000
persone, con al collo una chitarra che non aveva il permesso di suonare, con –
da un lato del palco - un membro della sicurezza che gli sibilava avvertimenti
su come tenere a bada la folla, e – dall’altro lato – Liam che lo accusava di
essere una femminuccia buona solo per darsi al collezionismo di francobolli.
Va da sé che questo non è per nulla il modo in cui Noel avrebbe voluto che
andassero i primi minuti del loro show-rimpatriata a Manchester, in specie con
60.000 paia d’occhi puntati su di lui in attesa di conforto e guida, quando
nemmeno lui era in grado di sapere: a) che razza di conforto e guida avrebbe
potuto fornire al pubblico, b) per quanto tempo sarebbe ancora stato costretto a
starsene là impalato come uno stoccafisso scervellandosi su come fare a tenere
le fila di tutto quel bailamme e –possibilmente – evitare che qualcuno rimanesse
magari ucciso nel corso della faccenda (tranne ovviamente che a rimanerci non
fosse Liam, dato che Noel ormai era sul punto di strangolarlo con le sue stesse
nude mani, comunque…)
In ogni caso, essere costretti a prendere lezioni di “comportamenti rock and
roll” sarebbe stato in ogni caso più accettabile se l’insegnante non fosse stato
comunque bardato come “un giocatore di golf spagnolo evidentemente finocchio”. O
anche se, per quanto questo possa cambiare le cose, la faccenda non fosse stata
sotto gli occhi della nazione tramite il programma di Channel4.
A quel punto Noel, scrutando le migliaia di facce davanti a lui e sfoderando il
sorriso più angelico che fosse in grado di produrre al momento, non ha potuto
che pensare: “ma quanto fottutamente tipico della nostra vita è tutto ciò”.
Sì, perché nel mezzo di tutta questa inaspettata confusione, ora sta anche
succedendo qualcosa di molto peculiare: mentre scorrono via i minuti, poco per
volta sia la band che il pubblico cominciano a rilassarsi e a prendere
confidenza con la situazione, comincia a crearsi un particolare senso di
“intimità”, e ci viene fatto di pensare che non si vede mai solitamente un band
che ha una relazione così intima con il proprio pubblico. Liam sarà anche
vestito come un golfista spagnolo, però Noel indossa gli stessi abiti che aveva
già 2 ore fa quando lo ho incontrato prima dello show: dei jeans e una giacca da
ciclista con applicata una spillina dei the La’s. Sul palco, fa un paio di
chiacchiere ma è evidente che non sente assolutamente il bisogno di difendere la
sua posizione col pubblico, magari intrattenendolo con battute o roba simile, e
lo stesso vale per i suoi colleghi.
Certo, Liam dapprima incoraggia alcune ragazze della folla a tirarsi su la
camicetta e a mostrare le tette, poi sparisce dietro le quinte per un po’, ma
sostanzialmente quello che avviene e che ce ne si sta tutti lì ad aspettare,
pubblico e band, come due vecchi amici che si godono la reciproca compagnia al
bar, e c’è qualcosa di caldo, qualcosa che ha molto a che vedere con l’affetto,
in tutto questo, e che continua anche dopo, quando lo show finalmente ha inizio
dopo un ritardo di una ventina di minuti.
La scaletta è una vera rivelazione: la più viva, la più accattivante che io
abbia visto dai tempi della loro prima apparizione da brivido a Glastonbury, nel
1994. Motivo? Probabilmente la presenza delle canzoni di DBTT, che sono
abbastanza complesse e che regalano maggior presenza di “chiaro-scuro” ad una
tavolozza magari ormai risaputa. Ma anche i vecchi pezzi risplendono con
esecuzioni che ti travolgono come un treno o che ti trasportano in cielo come un
aereo, volente o nolente.
Mi stupisco di quanto maggiormente viva risulti Lyla rispetto a quando la si
sente per radio, dell’incredibile esecuzione di Noel di Little By Little, e di
come Morning Glory si riveli essere un pezzo incredibilmente rock ancora oggi,
dopo tanti anni. Gli Oasis potranno anche avere fatto un solo album valido, DM,
però è anche vero che hanno prodotto moltissime canzoni stupende.
Tuttavia, le impressioni più forti che mi restano dello show sono quelle di
carattere generale, tipo quanto adatte si rivelino essere le canzoni di Noel ad
un ambiente come questo, generalmente non molto idoneo a rendere la musica, di
come esse sembrino acquistare una nuova dimensione mentre si librano nello
spazio libero al di sopra del palco.
Anche senza giochi pirotecnici e con le luci ridotte al minimo essenziale, resta
il fatto che gli Oasis sono l’unica band che rende meglio live in uno stadio che
in un club.
Quando fanno un passo avanti, alla fine del set principale, e letteralmente “si
lanciano” nell’esecuzione di R’n’R Star (lo spettacolo più esaltante che ognuno
dei presenti potrà mai avere il privilegio di vedere su questa terra) rimango
colpito dal pensiero che una canzone come questa, con un testo che dice “stasera
sono una star del rock” , nelle mani di qualsiasi altro artista darebbe
l’impressione di essere arrogante e autoreferenziata, mentre qui, stasera,
rappresenta una esperienza da condividere fra tutti i presenti.
E infatti, successivamente Noel mi farà notare che non è una canzone
sull’”essere una star del rock” ma sul “sentirsi una star del rock”, parla di
quella sensazione esaltante di immortalità che si prova la prima volta quando
hai 17 anni e metti piede dentro il pub sapendo che hai un aspetto fantastico,
che ti senti una persona fantastica, l’essenza della sensazione che la vita non
avrà mai, mai da offrirti di meglio che il massimo che stai provando in quel
momento.
Non occorre dire che per molti versi queste sensazioni in realtà sono illusorie,
ma in un certo senso sono anche crudelmente reali, e nessuno è mai riuscito a
catturarne l’essenza di precaria esaltazione meglio di quanto abbia fatto Noel
con questo pezzo.
E il fatto incredibile è che sembra proprio che ogni singola anima, delle 60.000
presenti stasera, sappia perfettamente quel che intende dire Noel con questa
canzone.
C’è qualcosa di particolare, per non dire di addirittura unico, nel rapporto che
c’è fra gli Oasis e il loro pubblico britannico, e mentre esco dallo stadio a
fine serata mi ritrovo a domandarmi come mai sia così.
DUE ore prima che abbia inizio lo show, la situazione non è per niente
altrettanto rosea. Sono diverse ore che lo sto aspettando quando finalmente Noel
varca la soglia di uno dei box liberi fra quelli messi a disposizione dalla
stampa, nella parte alta degli spalti dello stadio. Non mi dà da stringergli la
mano, e quindi nemmeno io la offro.
Tento di abbozzare un sorriso, ma lui distoglie lo sguardo e si va a sedere
dall’altro capo del tavolo, voltando di lato la testa, sforzandosi di nascondere
l’enorme impazienza che lo agita.
So che ha dovuto subire molte pressioni e il tempo lo tiranneggia, gli hanno
imposto di fare molte interviste, e deve occuparsi di tenere le fila di questo
enorme show, che ha voluto ad ogni costo organizzare in prima persona lui
stesso, con grande impegno, scegliendo personalmente tutte le band di supporto e
facendosi un punto d’onore nell’assistere ad ogni singola loro esibizione, ogni
singola serata se possibile.
Di certo posso capire quindi il suo stato d’animo, però devo dire che se anche
ci può essere stato mai per me un benchè minimo fascino nell’attività di
estrarre a viva forza informazioni da una rock-star riluttante, al momento
questo fascino non riesco proprio più a vederlo, e ormai non sono più felice di
essere qui, ora, esattamente come non lo è Noel.
Ma in ogni caso, allora…. che aspetto ha Noel…questo volete sapere?
Bè, tanto per cominciare le sue sopracciglia non si incontrano più nel mezzo
della fronte come ai tempi di quando era un roadie e questa caratteristica gli
aveva procurato il soprannome di “monosopracciglio”. Non è ne alto né basso, e i
tratti del volto sono estremamente mobili e mutevoli, affastellati in modo
cangiante su una faccia che dà tutta l’impressione di non essere capace di
nascondere nessuna delle emozioni che la animano. La locandina pieghevole del
tour espone una bella foto dei quattro membri del gruppo (Liam, Noel, il
chitarrista Gem e il bassista Andy), armati di sguardi cupi e tenebrosi verso la
macchina fotografica, proprio come fanno tutte le band sin dalla fine degli anni
60, e una delle cose che saltano subito all’occhio è quanto questo atteggiamento
malmostoso e tempestoso si adatti molto più a cesellare fascinosamente il volto
di Liam, rispetto a quello di Noel, il quale nella foto più che altro ha
l’aspetto di qualcuno talmente incazzato che potrebbe in qualsiasi momento
travolgerti con un fendente di mazza da polo se niente niente gli vai troppo
vicino.
Però… però nel momento stesso che Noel comincia a parlare – … wow ragazzi, se
parla svelto! – subito si anima sempre più, ed ecco che diventa sempre più
fascinoso, un fascino stile “giovane Marlon Brando”, e ti ritrovi allora a
domandarti: “Cristo santo, ma come è potuta accadere una simile trasformazione?”
E ancora più stupefacente è la sua risata: piena, aperta, con gli occhi
strizzati nelle pieghe del volto, per non dire poi dell’infinità di sfumature
che riesce ad applicare all’uso della parola “fuck”.
Dopo cinque minuti l’atmosfera glaciale dell’inizio è completamente svanita.
Dopo dieci, ci stiamo decisamente divertendo. E questo è il Noel che speravo
proprio di poter incontrare.
E così questo primo incontro scivola via liscio mentre parliamo principalmente
di DBTT, un prodotto in effetti abbastanza valido, nel quale ci sono contributi
degli altri membri del gruppo stavolta veramente degni di nota. Particolarmente
i contributi di Liam lo sono, in effetti, anche se comunque i pezzi di Noel (5
su 11) sono in ogni caso i più avventurosi e i più completi dal punto di vista
compositivo, ed esplorano nuove frontiere sia come testi che come ritmica, sia
per quanto riguarda lui personalmente, che per tutta la band.
La molto lodata Mucky Fingers è costruita esplicitamente su una base che si
ispira a Waiting 4 My Man dei Velvet Underground, e ti arriva addosso come un
urlo pieno di rabbia nei confronti della guerra in Iraq, mentre la patinata
“Part of The Queue” ha un ritmo sincopato, è un valzer accelerato nello stile
degli Stranglers. The Importance of being Idle invece è un pezzo con
reminiscenze folk, e mi da l’impressione di una manifestazione pubblica di
protesta di un movimento dell’Era dell’Informazione contro i danni prodotti agli
individui, in questa società, dalla lenta erosione causata alle nostre anime
dalla solitudine e dal silenzio. Quest’ultima canzone, ci dice Noel, ha un po’
il senso contrario della famosa frase “muovi il culo e datti da fare”, è
piuttosto un “fermatevi un momento in silenzio a pensare tutti quanti! Sedetevi,
rilassatevi, prendetevi un giorno di vacanza”. E come per gli altri pezzi
citati, rappresenta qualcosa di completamente diverso da tutto quello che Noel
ha prodotto in precedenza.
Parliamo anche del senso di disorientamento che sembra emergere da tutte le
nuove canzoni, dove si parla del mondo che “ha perso il suo senso” o che sta
“cadendo a pezzi” e che riflettono il senso di oppressione claustrofobica e di
ansia da sovraffollamento che affliggono Noel nella sua attuale vita londinese,
dove tutto sembra impossibile da tenere sotto controllo… “un po’ come succede a
Manchester quando calano le tenebre” .
Ma comunque, dopo avere esplorato argomenti come la guerra in Iraq, i pericoli
di una gioventù oscuramente vissuta e la sconcertante stupidità dei ragazzi che
oggi hanno meno di 30 anni, torniamo al punto da cui si era partiti, e cioè a
parlare di Liam.
Noel recentemente avrebbe dichiarato che Liam ha assistito a uno show degli
Spinal Tap, al Carnegie Hall, essendo convinto che questi fossero una vera band.
Un pizzico di buon senso ci suggerisce che dichiarando questo Noel ci stesse in
realtà pigliando per i fondelli … giusto, Noel?
Noel esplode a ridere. “No!!!!! E’ la verità!!!” insiste. “Non ti sto
raccontando balle. Ero seduto vicino a lui. Guarda deve essere vero, oppure Liam
è un grande attore, perché quel che ha fatto quella sera è stato proprio di
pigliare, alzarsi e andarsene di punto in bianco! Si è alzato nel bel mezzo
della platea, ha attraversato il corridoio centrale e se ne è andato via! E poi
non lo ho più visto per due giorni. Insomma non si è limitato a dire “cosa? Sono
finti?” e poi a rimettersi a sedere tranquillo. Si è alzato, ha fatto tipo
(abbassa la voce fino a ottenere un grugnito stile Harvey Keitel) “Cos? Vorresti
dire che sono….. FINTIIII?” e ha preso su e se ne è andato!
A quanto pare la convinzione di Liam che questo gruppo fasullo di metal rock
fosse in realtà un vero gruppo è venuta alla luce solo nel momento in cui, a
teatro, gli attori che compongono la band si sono dati alla riedizione di un
vecchio numero teatrale risalente a una pièce folk degli anni 60, intitolata
“The Might Wind” .
Ed ecco la parodia della gustosa scenetta verificatasi a teatro fra i due
fratelli, così come ce la ha riportata Noel.
Si inizia con Liam, che vomita frasi con un esageratissimo accento mancuniano.
Parte il pezzo folk ani 60.
L: Ma che è stammerda? Ma è ‘na cagata pazzesca sta robba!!
N: Liam, non vedi che sono le stesse persone di prima? Sono gli attori che
impersonano gli Spinal Tap…
L: Che cazzo dici? Attori? Cioè, questi non sarebbero un vero gruppo?
N: No, Liam. Sono attori americani.
L: Ma va a cagà…. Nun ce credo.
N: Ti dico che sono Americani.
L: Ma porcaccia miseria. Cazzoni demmerda….!!!!
La voce di Noel si alza di tono per esprimerci tutta la sua incredulità: “E ha
preso e se ne è andato via!!! Tutti pensavano che sarebbe tornato di lì a poco
tipo con una birra in mano… E invece la verità era che si era rotto e aveva
piantato in asso tutta la faccenda! Ne aveva avute le palle piene!!”
Evidentemente divertito Noel ora fa una piccola pausa dando l’impressione di
immergersi in profonde riflessioni.
“Sai cosa? Penso che la cosa che lo ha fatto incacchiare di più sia stato
rendersi conto che questi erano americani. Infatti stavamo appunto commentando
fra i presenti, dicendo “vi siete accorti che il bassista è quello che fa la
voce di Homer Simpson?” … e questo deve essere stato troppo complesso per Liam
per poterlo concepire…ha! Cioè è stata la goccia che ha fatto traboccare il
vaso! E così ha potuto solo pigliare su e abbandonare la scena”.
Cioè mi stai dicendo che Liam era veramente convinto che nell’East End di Londra
esistesse un posto chiamato “Squatney Place”?
“Io sono convinto che Liam non riesca a cogliere le sottigliezze del copione. Si
limita a pensare che “Leccami la pompa dell’amore” sia solo un titolo fantastico
per una canzone…”
E con questa ultima uscita devo dire che non ce la faccio proprio più e mi
soffoco completamente dal ridere ormai, proprio mentre nella stanza entra un
addetto dello stadio, che probabilmente si domanda cosa diavolo sia tutta questa
concitazione in atto, e che arriva giusto in tempo per vedere un Noel alzato in
piedi che si produce in una perfetta imitazione del fratello, dicendo:
“Se fosse lui sul palco, farebbe tipo: “Signore e signori questo pezzo si
intitola “Leccami la pompa dell’amore”… hey e che cazzo c’avete da ridere tutti,
brutti deficienti?”
E con questo se ne va a godersi l’esibizione dei Coral, non prima di avere
cordialmente concordato con me di rincontrarci dopo 4 giorni, a Southampton.
LA DIFFICOLTA' A SOPPORTARE I MEMBRI DELLA STAMPA dei fratelli Gallagher in
effetti è comprensibile, dato che pochi come gli Oasis sono stati bersagliati di
critiche giornalistiche di ogni genere e – sebbene Don’t Believe the Truth come
frase non sia riferita di preciso agli Oasis, tuttavia è un concetto che ben
descrive il disorientamento di Noel nel rendersi conto di essere circondato da
una massa di informazioni contraddittorie.
Spesso si è tentati di dare per assodato che l’ascesa degli Oasis sia stata un
qualcosa di istantaneo e non ostacolato da nessuno, ma non è così. La prima
recensione dell’NME su di loro non era stata per niente amichevole e la seconda
addirittura negativa.
Ciononostante, al momento che Definitely Maybe arrivava in vetta, nel 1994, la
maggior parte dei critici non ebbe nessuna difficoltà a riconoscere questo LP
come la pietra miliare dei classici del rock che in effetti esso è.
Il tema dominante di questo lavoro era l’aspirazione ossessiva di Noel di
sfuggire la vita oscura alla quale era destinato – e in effetti Noel ammette che
4 dei pezzi sono stati scritti da lui in una baracca da cantiere dove era
rimasto relegato dopo aver subito un incidente sul lavoro nel quale il piede gli
era stato schiacciato da un tubo di cemento caduto dalla gru, costringendolo
quindi per un certo periodo a fare un lavoro di tutta tranquillità, procurando
cinture di sicurezza e materiali vari ai colleghi mentre si rimetteva
dall’infortunio. A quei tempi l’edilizia rappresentava il suo futuro, così come
era stato per il suo infelice e violento padre, e quando gli si chiede ancora
oggi quale sia la cosa di cui è maggiormente orgoglioso lui risponde “essere
stato capace di trovare una scappatoia a quella situazione”. La musica all’epoca
era una sua ossessione “privata” dato che i suoi amici non frequentavano i
concerti. Ma andare a vedere gli Smiths nel 1984 cambiò la sua vita (una
rivelazione che ha caratterizzato la gioventù di molti uomini della sua
generazione), e vedere poi gli Stone Roses qualche anno più tardi mise
definitivamente il sigillo sulle sue ambizioni di musicista. In ogni caso, il
suo primo coinvolgimento nel mondo della musica fu quello di fare il roadie per
gli Inspiral Carpets. Non fece parte di nessun gruppo fino ai 24 anni, momento
in cui si unì a una band, quella di suo fratello Liam.
Curiosamente, a prima vista non si coglie nessuna rabbia nelle prime canzoni,
pezzi come R’n’R star, Supersonic, Cigs&Alc, erano dei pezzi famelici e
crudamente reali. Al confronto, il secondo album, Morning Glory , da’
l’impressione di essere più un collage, un momento di transizione, anche se
conteneva pezzi fondamentali come la title-track, come DLBIA, come Champagne
Supernova, e Some Might Say.
Se l’album predecessore di MG aveva rappresentato le fantasie di fuga, questo
album invece era come drogato dalla psichedelica apparizione che una possbilità
di fuga esistesse sul serio.
Ebbe recensioni negative, ma poi il successo planetario di Wonderwall fu tale
che molti dei critici che lo avevano stroncato si affrettarono a rimangiarsi
tutto quanto con un voltafaccia certamente ispirato da interesse personale….
Come poi fu loro caratteristica dei tempi a venire, gli Oasis sembravano per uno
strano caso perfettamente sincronizzati e legati con la storia sociale del loro
paese. La settimana del 1995 in cui Some Might Say andò al numero 1 in
classifica, i conservatori per la prima volta dopo decenni furono stroncati dai
laburisti alle elezioni. Cambiamenti epocali si profilavano all’orizzonte, e gli
Oasis ne sembravano far parte in modo imprescindibile.
Un anno dopo che i laburisti, dopo 17 anni di governi Tories, erano tornati al
potere, Noel fu invitato a Downing Street ad un party che ormai è entrato nella
storia, durante il quale Tony Blair gli disse che per festeggiare la vittoria
dei laburisti alle elezioni era stato in piedi tutta la notte. E Noel sostiene
tutt’oggi che il primo ministro, alla sua domanda su come fosse riuscito a
reggere tutta la notte senza dormire, gli abbia risposto: “probabilmente non
nello stesso modo in cui ci sei riuscito tu”.
A Noel questa battuta è piaciuta molto. Un John Major non avrebbe mai potuto
dire niente del genere. Tony Blair suonava perfino in un gruppo quando era al
college.
Quell’estate l’Inghilterra si sentiva piena di fermento e totalmente rinnovata.
Ma quelle sensazioni, come si sa, non sarebbero durate a lungo…e se Morning
Glory rappresenta una transizione per gli Oasis come gruppo musicale, e per Noel
Gallagher come autore di canzoni, c’è da dire che è comunque il prodotto di
transizione più durevole che sia mai stato pubblicato nella storia del pop.
Sull’album successivo, Be Here Now, Noel attualmente concorda che era un disco
troppo pompato e in definitiva poco gradevole, anche se, guardandolo con gli
occhi di oggi, in realtà a me sembra la perfetta espressione dello spirito di
quel momento, forse persino un pochino anticipatorio, avanti, rispetto ai suoi
tempi.
Alla fine del 97, ormai era l’epoca della “Britannia nazione figa” e il Britpop
e i fiumi di cocaina facevano sì che e tutti i britannici (gli scozzesi, i
gallesi e gli irlandesi presero un po’ le distanze da questa follia) si
comportassero ormai come se fossero dei personaggi da cartone animato, quindi il
pomposo, autocompiaciuto Be Here Now coglieva perfettamente l’essenza di tutto
questo.
Con Be Here Now stavolta la critica non volle correre rischi e tutti si diedero
a lodi sperticate del lavoro Oasis, adirittura l’Observer lo definì “un
capolavoro”.
Il fatto è che però non lo era per niente, e nemmeno lo è stato il successivo
collage di pezzi coi quali gli Oasis celebrarono l’inizio del nuovo millennio,
cioè l’album SOTSOG: il quale non era per niente tanto disprezzabile quanto i
critici dell’epoca vollero rimarcare, ma comunque al giorno d’oggi si fa notare
soprattutto per l’assenza totale di contributi che da quest’album vengano
eseguiti live nei set odierni.
Fra quell’album e il successivo, Heathen Chemistry del 2002. mentre la nazione
si riprendeva dalla sbornia post-figaggine generale, post-rovesciamento Tories,
post-esaltazione politica, i due fratelli si divincolavano dalle rispettive
unioni matrimoniali fallimentari, e facevano un passo indietro dalla ribalta del
successo internazionale, e due membri della band (Bonehead, chitarra, e Giugsy,
basso) abbandonavano il gruppo, con Noel che ancora oggi sostiene
irremovibilmente di non sapere per quale motivo abbiano deciso di farlo e di non
avere mai più in effetti scambiato una parola con loro da quel dì.
Dopo le delusioni di BHN e SOTSOG l’arrivo di Heathen Chemistry fu salutato con
giusto entusiasmo, soprattutto per il fatto che conteneva alcuni pezzi notevoli
e molto tipicamente Gallagher, fra cui il ritmato The Hindu Times e i due pezzi
da sventolio generale di bandiere e sciarpe: SCYOU e LBL.
All’arrivo di HC tutti quelli che ormai pensavano che gli Oasis fossero una band
finita e destinata a vivere per sempre seduta comodamente sui propri allori del
passato, si rizzarono in piedi ad ascoltare. Noel aveva ancora qualcosa da dire
in campo di composizione di canzoni, sembrava proprio. Forse che dopo questi
assi nella manica, avrebbe ancora avuto altre belle carte da giocarsi per il
futuro?
Magari in questa ottica si può anche vedere DBTT come la fine di un lunghissimo
periodo di transizione iniziato con MG….ma per tutti quelli che non hanno colto
i nessi e non hanno seguito le alterne vicende, si dica soltanto che anche se
magari è stato tutto un periodo di transizione, in tutto questo tempo il posto
di primo piano degli oasis nel firmamento delle stelle della musica non è
cambiato di un millimetro.
E questo lo si può dedurre anche presenziando al concerto di Southampton,
un'altra bomba di serata sold out, che si è distinta soprattutto per l’età
incredibilmente giovane dei presenti nel pubblico, e che ha visto un Noel
intento a sgridare dal palco due gruppi di ragazzini tifosi del Portsmouth e del
Southampton che creavano disturbo alla serata con le loro sciocche scaramucce.
Dopo si è venuto anche a sapere che le risse sono continuate anche dopo il
concerto, alla stazione dei treni, e ho chiesto a Noel: ma possibile che questo
avvenga anche a causa di un vostro concerto?
E lui mi ha risposto: “beh in effetti, però sai, questa è l’Inghilterra, siamo
solo un’isoletta piena di gente incazzosa”
Abbiamo concordato di incontrarci qui, nel backstage del concerto creato in un
camper. Qui Noel, che indossa ancora la stessa giacca di pelle nera, si sente a
suo agio, con tante cose da fare, tante responsabilità da assumersi, e mi
sorprende comunicandomi subito che ha iniziato a leggere il mio libro. Stupore
dovuto alla leggenda metropolitana che Noel abbia letto un solo libro in tutta
la vita. Leggenda parzialmente vera perché Noel ammette di avere letto un solo
libro DI NARRATIVA in tutta la vita. Preferisce i testi non romanzeschi, in
particolare quelli che riguardano il periodo in cui è nato (gli anni 60) oppure
la seconda guerra mondiale.
Mi dice che l’unico possedimento che lo ha seguito in ogni suo singolo trasloco
è per l’appunto la monumentale serie libresca intitolata “il mondo in guerra”
“Sono ossessionato dalla storia di quel periodo, perché trovo che siano successe
le cose più pazzesche e inconcepibili di sempre in Europa. C’è tutta questa
gente oggi che blatera che il Live8 è la cosa più grandiosa che sia mai stata
organizzata qui e a me verrebbe da dirgli “Ehm… e il D-Day allora?”
Didascalia della foto con Liam con la giacca gessata nei megaschermi, accanto a
Noel che suona: “C’è molto rispetto reciproco nella relazione fra me e Liam. Se
la nostra relazione mi ha condizionato in qualche modo? Beh ora il mio
linguaggio è molto più scurrile in effetti.”
POI RICOMINCIA A FARMI MORIRE DALLE RISATE, riprendendo una conversazione che
avevamo iniziata a Manchester, riguardante i testi che scrive.
La domanda che gli avevo fatto in precedenza era che cosa provasse a sentire
60.000 persone che gli cantavano testi e parole scritte da lui stesso, e quando
canta DLBIA la gente gliele ricanta TUTTE dall’inizio alla fine.
Mi ha risposto che dopo un po’ ci si abitua, coi pezzi vecchi in genere, mentre
quando sente che il pubblico conosce a memoria le parole delle canzoni nuove è
sempre emozionante, al punto che a volte per arrivare alla fine del pezzo è
costretto a distogliere lo sguardo e a fissare il pavimento del palco. E
aggiunge:
“Ma anche con i pezzi vecchi a volte mi ci spacco la testa, e so che poi passerò
la notte senza dormire quando mi viene fatto di notarlo. Mi capita una o due
volte in ogni tour, l’ultima proprio l’altra sera a Manchester, sono a metà di
DLBIA e vengo folgorato dal pensiero: “non ho ancora capito cosa diavolo
significhi questo testo!”.
“Sai che intendo dire… ancora oggi non ho idea di dove cavolo debba andare
questa ragazza e per quale motivo sia… cioè non debba guardare al passato con
rancore, e poi magari non ci penso, ma se ci penso mi dico… ma che cavolo …. Ma
che cavolo di significato ha la frase “te ne stai là in piedi presso il
caminetto” !!! E allora, vedendo tutti questi ragazzini che la cantano a
squarciagola, tutti assieme, e si abbracciano e si gettano le braccia al collo
mi verrebbe da fermarmi di punto in bianco e chiedergli: “Hem… non è che
qualcuno di voi magari mi aiuterebbe qua? Mi spiegate che cosa cavolo
significano queste parole? Mi sono perso qualche cosa per caso?”…
E alla fine sbotta verso di me “Hey, anche tu lo sai cacchio! Sai il
significato! Dimmelo porca miseria!!!!”
Voglio parlare con lui anche del periodo in cui la vena creativa sembrava averlo
abbandonato.
Quando riuscii a beccare Marcus Russel, il manager del gruppo di cui si parlava
molto positivamente, mi parve che questi desse la colpa a se stesso per quello
che era successo a Noel nel l periodo di Be Here Now, quando le lotte intestine
al gruppo mandarono all’aria un intero tour americano, proprio mentre MG stava
raggiungendo i dieci milioni di copie vendute e ormai tutto sembrava possibile.
“Penso di essere andato in panico” dice. Sono arrivato a pensare: ecco questa è
la fine di tutto.
Quando l’armonia sembrava ormai andata la volta precedente, nel 1994, era
riuscito a risollevare le sorti del gruppo ficcandoli tutti in uno studio ad
Austin nel Texas, e lo stratagemma aveva dato buoni frutti, con la produzione
dell’E.P. “Whatever”.
Ma stavolta le cose stavano per andare in modo diverso.
Seguitiamo con la parte su Marcus Russell.
Quando l’armonia sembrava ormai andata la volta precedente, nel 1994, era
riuscito a risollevare le sorti del gruppo ficcandoli tutti in uno studio ad
Austin nel Texas, e lo stratagemma aveva dato buoni frutti, con la produzione
dell’E.P. “Whatever”. Ma stavolta le cose stavano per andare in modo diverso.
Stavolta ebbero invece a calpestare il suolo dell’aereoporto di Heathrow
azzanandosi alla gola l’un l’altro, e con la presenza costante dei paparazzi,
ottenendo in un solo giorno di ritrovarsi molto più famosi, più ricchi e più
infelici.
A pensarci col senno di poi, è evidente che non ne potevano più e avevano
bisogno di una pausa, ammette oggi Marcus Russell..
“In effetti, con la prospettiva di oggi, mi rendo conto che avevo torto. Temevo
troppo che concedergli una lunga pausa avrebbe potuto significare la fine di
tutto. Quindi si accinsero a produrre in nuovo disco in uno stato d’animo tale
che non dava spazio a molta creatività, credo. Ma con noi le cose sono sempre
andate così, si decideva sempre il passo successivo strada facendo, senza
programmazione. Puoi anche bruciarti così in effetti, ma fa parte del processo
di apprendimento”.
Il resoconto di Noel sul medesimo periodo è invece più completo e più
sfaccettato. Anche lui si rammarica di non essere andato in vacanza per un bel
po’ dopo i mega show a Knebworth nel 1996, invece di lanciarsi a corpo morto in
un faraonico tour americano, che Liam avrebbe poi quasi istantaneamente
abbandonato: “Sai, arrivammo laggiù osannati come la band più grande del
pianeta, e invece fummo costretti ad appendere dei cartelli che dicevano “Liam
Gallagher sarà assente stasera, ma il concerto si terrà comunque” , e io, nei
miei giorni di gioventù ero il tipo che normalmente diceva “fanculo Liam. Lo
faccio io al posto suo”. Non abbiamo mai potuto goderci gli allori derivanti dai
grandi successi di Knebworth, proprio perché solo 6 settimane dopo Liam aveva
mollato il tour americano, e da quel momento in poi le cose andarono sempre
peggio per un bel po’.”
Infatti per Noel andare in studio di registrazione dopo questi avvenimenti
negativi fu in pratica un modo di dimostrare che avevano ancora qualcosa da
dire.
“Proprio perché tutti quanti ormai dicevano cose come “la band è finita, Liam e
Noel non si parlano nemmeno”, in quel modo potevamo rispondergli qualcosa sul
genere “guardate, la band è al lavoro in studio di registrazione perciò
piantatela di scrivere tutte queste balle su di noi”. Ma in realtà, anche
oltrepassato il 50% del lavoro da fare, devo dire che quello che stavamo
cercando di dimostrare non veniva proprio fuori. Le canzoni non erano che dei
pezzi mediamente buoni, e cercavamo di pomparli al massimo inserendo sviolinate
e pezzi orchestrali pomposi, nel tentativo di esaltarli all’ennesima potenza.
Ma, come ebbi modo di dire, “per essere un figo, devi semplicemente saper essere
un figo.” E quindi… una volta che ti ritrovi coinvolto in un bailamme del
genere, e sei anche in un trend di farti di ogni tipo di droga possibile,
cosicché ti convinci e ti dici: “Tutto OK. Siamo indistruttibili”… e poi
all’epoca nessuno di noi aveva figli… beh allora non feci altro che dirmi:
tiriamo avanti la baracca”.
L’uscita di Be Here Now nel 1997 pose i sigilli sulla morte del Britpop.
Dopo quel disco, fu difficile per tutti evitare di accorgersi che “il re era
nudo” e quanto vuoto e arbitrario fosse il “concept” che stava alla base di quel
lavoro.
Noel vede se stesso come un solitario che per breve tempo è diventato estroverso
grazie all’uso di tutte quelle “social-drugs” che andavano all’epoca. La
decisione di disintossicarsene pare abbia dato il colpo di grazia al suo
matrimonio con la PR Meg MAthews, adoratrice di feste e party vari.
E come è tipico di Noel, lui insiste a volerci comunque vedere un lato positivo:
“Sì, sì, vabene tutto, però è stato un periodo grandioso! Andava vissuto così,
cogliendo l’attimo, per quel che ti poteva dare e nient’altro. Sì, non è che
fosse una cosa raccomandabile, però quando ci ripenso direi proprio che….sì
ecco, diciamolo, il periodo dal 1994 al 1997 o anche 1998: sono stati gli anni
migliori della nostra vita, in realtà”.
Sostiene che dal 5 giugno 1998 non ha più fatto uso di droghe pesanti,
scherzando sul fatto che oggi riesce a ricordarsi ben poco di tutto quello che è
successo fra il 1994 e il 1998. E purtuttavia quello che oggi ha chiaro come
insegnamento tratto da quella giovanile esperienza di una vita ai limiti si
riassume nella frase “se non sei sicuro di qualcosa, non far nulla e basta.”
Sostiene anche che DBTT deve ogni suo merito alla saggezza che ha acquisto a
caro prezzo grazie a quelle esperienze, perché quando le sessioni di
registrazione con i Death In Vegas, ad un suo controllo, sono risultate scarse,
è riuscito ad avere il coraggio di fare un passo indietro e rendersi conto che
in quei pezzi non c’era la profondità che lui voleva esprimere e che il gruppo
aveva bisogno di più tempo per completare il lavoro. Comunque, la stessa cosa si
doveva verificare nuovamente, prima che la band riuscisse ad incappare nel
produttore americano Dave Sardy, con il quale hanno lavorato in raccolto
isolamento presso i Capitol Studios di L.A.
Sardy dice, a proposito della loro collaborazione, che sono il gruppo che lavora
più duramente che gli sia mai capitato di vedere: “Per quanto presto io
arrivassi allo studio ogni giorno, loro erano già là prima di me a lavorare”.
Chi lo avrebbe potuto dire, nel 1995?
MI E’ CAPITATO DI FARE DELLE LETTURE SULLA GIOVINEZZA DEI GALLAGHER e ne ho
lette di sconcertanti davvero su di loro. Il loro padre era un uomo crudele e e
vagabondo, che soleva malmenare brutalmente la moglie e i tre figli, con Noel,
il figlio di mezzo, che era quello che riceveva sempre il trattamento peggiore
di tutti quanti. Al momento che raggiunse i 14 anni, ormai era preda di periodi
di depressione ed era caduto in balia di una forma di dislessia e balbuzie la
quale richiese notevoli cure per essere debellata. Ben presto poi cominciò anche
a farsi coinvolgere dalla malavita, venendo punito con periodi di detenzione
domiciliare per furto e taccheggio. Ma il peggio di tutto era comunque il fatto
che, nel suo letto, ogni singola notte che Iddio mandava su questa terra, Noel
non era mai, mai sicuro che il suo vecchio, Thomas Gallagher, non sarebbe
arrivato a casa ubriaco fradicio, salendo in camera sua per estrarlo a viva
forza da sotto le coperte e dargli una sonora ripassata per il più futile dei
motivi, o anche per nessunissimo motivo al mondo beninteso.
Noel non si è goduto la sua infanzia. Stando a quanto dice, “non si è goduto un
bel nulla, almeno fino ai 18 anni di età”. Odiava la scuola. Forse perché al
mattino era stanco dopo che era stato trascinato insieme ai suoi fratelli in
giro per le bische della città con il compito di fare il palo, fino alle prime
ore del mattino.
La loro stoica, amorevole madre gli offriva quel poco di sostegno che era in
grado di dare, e una vecchia chitarra acustica, comprata anni prima da suo padre
per scapricciarsi, gli offriva un rifugio psicologico da questa situazione. Noel
passava ore e ore da solo in camera a strimpellarla.
Uno psicoterapeuta una volta mi ha detto che questo particolare genere di
violenza incontrollata e immotivata rappresenta la peggiore sofferenza che possa
mai capitare ad un bambino. Mi ha infatti detto: “Se proprio un padre deve
tornare a casa in preda a ubriachezza e violenza, sarebbe quasi meglio se fosse
con regolarità, tutte le sere. Almeno in questo modo il bambino lo sa, se lo
aspetta, può imparare a conviverci e può sviluppare delle difese. Mi disse anche
che questo modo particolare di essere padre, imprevedibile nella violenza,
rappresenta un background tipico di moltissimi psicopatici, i quali sviluppano
una specie di ossessione nel voler controllare il mondo tenendo il prossimo in
uno stato costante di paura. Con tutto ciò, mi stupisco in effetti sinceramente
di come Noel (nato tre giorni dopo la pubblicazione di Sgt. Pepper) sia riuscito
a diventare l’equilibrato uomo adulto che è oggi.
Ma ormai lo conosco anche abbastanza da sapere che non è il tipo che si lascia
andare ad autocommiserazioni. Ascolta tutto quello che dico al proposito, poi lo
considera semplicemente un modo in cui un uomo può riuscire a gestire un
background comprendente una persona gravemente disturbata. “Sai, la chitarra era
di mio padre. Ma se non la avessi avuta a disposizione, non so proprio come
sarei riuscito a superare tutto quello che mi è successo”.

Ma Noel oggi pensa che queste esperienze traumatiche del passato possano ancora
influenzare il suo futuro, in modo negativo o in altro modo?
“Mi ritrovo spesso a pensare che questa è la fonte di tutta la rabbia che io e
Liam a volte sfoghiamo l’uno verso l’altro. Cioè, deve essere per forza quello
il motivo. Perché vedo tante altre bands dove ci sono fratelli e non si
comportano mai come noi. Ci sono i 2 fratelli dei Redwalls, e i due fratelli dei
Jet. Magari metti che ci sediamo tutti assieme quando il catering ci porta il
pasto, e allora io e Liam ci punzecchiamo incessantemente per tutto il tempo,
mentre invece loro… loro quando ci vedono ci rimangono così, a bocca aperta (Noel
mima lo stupore sincero che esprimono i loro colleghi, lasciando cadere in basso
la mascella e spalancando occhi e bocca)… e poi sai, bisogna che qualcuno li
rassicuri dicendogli: ma no stanno solo scherzando, fanno sempre così… Pensa che
la mia ragazza, Sara, mi dice sempre: “Ma il ricordo di tuo padre e di tutto
quello che ti ha fatto, non ti fa soffrire?” e mi pare proprio che a volte la
gente SI ASPETTI che io mi faccia venire qualche particolare forma di ansia o
roba del genere come inevitabile conseguenza… capisci che intendo no? Ma io la
vedo così : “Se non ce l’ho, non ce l’ho e basta mica me la posso far venire a
comando!” Ma forse è solo che io la sto rimuovendo così tanto dal mio
subcobnscio questa cosa che magari uno deve proprio scavare dentro di sé per
trovarla. In ogni caso non c’è nessun tarlo che mi divora silenziosamente dentro
di me, o roba così…e nemmeno viene fuori nella musica che compongo in effetti.
L’unico canale in cui questa cosa si sfoga è il mio rapporto con Liam, ma si
manifesta solo nell’eterno punzecchiamento reciproco portato all’ennesima
potenza che caratterizza la nostra relazione. Intendo dire che, dato che ormai
stiamo insieme in questa band da 12 anni, si è sviluppato un grande rispetto fra
di noi. E se tutto questo mi ha condizionato in qualche modo è solo che… mah
magari l’unica conseguenza che ne ho tratto è che mi esprimo in modo molto
scurrile! Ogni 2 parole che dico, una è o “cazzone” o “vaffanculo”. Ma a parte
questo non riesco veramente a vedere nessun altra conseguenza… davvero!”
Come succede spesso in questi casi è il fratello maggiore, nella fattispecie
Paul Gallagher, quello destinato a portare le più durature cicatrici di simili
ferite, mentre Noel e Liam oggigiorno vanno molto più d’accordo che in passato,
anche per il fatto che le rispettive attuali fidanzate si piacciono fra loro, e
gli sono di grande supporto. Poi alcuni degli argomenti su cui di solito
litigavano erano anche di ordine prettamente pratico, come ad esempio i diritti
d’autore derivanti dalla pubblicazione delle canzoni, motivo di discussione in
molte bands, oppure le aspirazioni di autore di canzoni di Liam, per le quali in
passato si è sentito messo molto in ombra dal fratello. (Nel 1995 Liam si
lamentò segnatamente proprio del fatto che Noel, alla sua domanda: “Se io
scrivessi un pezzo valido come, che so, hey Jude – lo so che non capita, ma
mettiamo che capiti – se io scrivessi un pezzo così lo pubblicheresti?”…Noel gli
fece di rimando: “No. Quel che farei è mollare tutto.” E Liam dice “fa veramente
male sentirsi dire una cosa del genere. So che le sue canzoni sono strepitose,
ma non penso che per questo motivo lui debba disprezzare le mie, di idee…”
Questo episodio in effetti mi fa meditare sulla possibilità che Noel avesse in
qualche modo da rifarsi inconsciamente su Liam per tutte le punizioni che a Noel
erano state inflitte dal padre Thomas….)
In questo frattempo Noel è stato silenziosamente immerso in meditazioni. Alla
fine dice: “Mah forse un'altra cosa che mi è derivata dal mio passato è stata
quella di pigliar su e andarmene, mollando mia figlia neonata….”
Gli faccio: beh ma questo può succedere a tutti per un sacco di motivi diversi.
Tu ad esempio, ti trovavi nel bel mezzo di un matrimonio che non funzionava più.
Te ne sei andato per quello, non per colpa di tua figlia.
“Beh… certo, è così, ma comunque. Ecco se chiudo gli occhi non riesco a
ricordare un singolo istante in cui mio padre si sia mai comportato come il
genere di padre…”paterno”, capisci che voglio dire? Ad esempio, ci accompagnava
certo allo stadio, però una volta lì ci sistemava sul nostro bello spalto e ci
mollava lì per tornare a ripigliarci solo a partita finita. Ma per volere
spendere l’unica parola che potrò mai spendere in difesa del mio vecchio, devo
dire che gli toccava di lavorare 7 giorni su 7. Poi era Irlandese. E si sa che
agli Irlandesi piace bere. E se oggi ci ripenso mi viene in mente che magari lui
avrebbe preferito 3 figlie femmine piuttosto che tre maschi. “
E perché avrebbe dovuto preferire delle femmine?
“Mah, ecco non lo so per certo. Però so che quando stava per nascere mia figlia,
pregavo sempre che fosse una femmina, non un maschio”
Perché?
“Non lo so.”
Magari perché eri terrorizzato all’idea di riprodurre con un figlio maschio lo
stesso tipo di rapporto che avevi con tuo padre?
“Beh, ma forse sì. Capisci, io ho una quantità enorme di rispetto nei confronti
di mia madre, e nei confronti di tutte le fidanzate che ho avuto, anche se non
voglio dare l’impressione di essere una specie di vecchio saggio fissato colla
New Age (fa una voce molto calda con accento del sud) che dice cose tipo
“Sapete, io provo un rispetto straordinario per il genere femminile”, ma quando
si tratta di mia mamma e delle mie zie…. Loro hanno seguito tutte lo stesso tipo
di destino comune, e io le rispetto tantissimo. Così quando alla fine mi è nata
una bambina, ho tipo guardato verso l’alto e ho pensato “Hey, chiunque tu sia
lassù, bel lavoro! Stavolta l’hai proprio fatta giusta”.
Perché sai, io mi ricordo troppo bene il conflitto che ti assale quando sei un
teen-ager, nei confronti di tuo padre, ed è proprio quello il momento in cui
inizi magari a DIVENTARCI come tuo padre… e io una cosa del genere non riuscirei
proprio a gestirla con un figlio maschio. Mah comunque forse potrei gestire un
figlio che diventa come me, perché in fondo io ne sono anche venuto fuori alla
grande, ma non riuscirei mai ad accettare una eventuale mia trasformazione in
qualcuno della razza di mio padre”
Noel una volta ha detto “Liam ce l’ha col mondo intero e non so proprio perché”.
E se fosse questo il motivo? Cioè, quest’uomo ha passato tutta l’infanzia
costretto a vedere suo padre che malmenava costantemente la madre, attendendo
invano che gli venisse dedicata qualche minima attenzione da parte del padre.
Peggy Gallagher una volta raccontò un aneddoto familiare nel quale lei era stata
costretta a tirare le tendine di casa e a piazzare Liam davanti alla TV, per
andare a svolgere il suo lavoro di donna delle pulizie, avendo avuto promessa
dal marito che sarebbe tornato entro mezz’ora dopo che lei se ne fosse andata,
per badare al bambino. Non poteva fare altrimenti in quel momento, e
ciononostante era sommersa dai sensi di colpa, lasciando il figlio lì, e venendo
dai sensi di colpa completamente travolta al suo ritorno a casa, allorché Liam
le corse in contro per la strada in lacrime, perché Thomas non si era neppure
degnato di farsi vedere. D’altro canto Peggy ricorda anche una recita natalizia
scolastica in cui Liam si dimenticò le battute che doveva recitare, e per
cavarsi d’impiccio si diede inopinatamente ad una esibizione in stile “Elvis”…
Noel questo episodio onestamente non se lo ricorda. “Beh ma Liam e il mio
vecchio stranamente erano abbastanza vicini…perciò non saprei” dice “ma in ogni
caso c’è da dire che non ho mai sentito Liam avere una parola di apprezzamento
nei confronti di NESSUNO, in tutta la sua INTERA vita.”
Gli uomini spesso descrivono Liam come un tipo che mette soggezione, dotato
dello stesso tipo di carisma inquietante che hanno alcuni dei rappers più
violenti, mentre le donne esprimono spesso stupore nell’averlo trovato molto
affettuoso e gentile, e perfino Noel ha confessato che a Liam invidia tantissimo
il feeling che riesce sempre ad avere coi bambini, la compagnia dei quali Liam
notoriamente adora.
Infatti ritengo che Noel esageri un pochino quando dice che Liam non avrebbe mai
detto niente di carino su nessuno in tutta la vita. Magari su nessun UOMO, ecco
questo sì….
“No no… su NESSUNO ti dico. A parte sui suoi figli. Mai avuta una parola di
apprezzamento per nessun musicista ad esempio. I nostri amici, … per lui sono
dei “fottuti coglioni”. Per lui TUTTI sono dei coglioni. E ora lo so per certo.
Sai quando è da solo in casa sua e va a letto la sera. Spegne le luci, si volta,
la sua donna è lì al suo fianco…ma dorme profondamente, quindi è solo coi stuoi
pensieri. In quei momenti ho la totale certezza che tutte queste sue “uscite” …
le botte ai fotografi, e “sottuto qua” e fottuto là”, è tutta una facciata, una
corazza che lui finalmente si toglie. E’ un peccato non essere vicino a lui
quando si spengono le luci e SAPERE”.
Alla luce di tutto questo in effetti è sorprendente che le canzoni di Noel non
siano malinconiche, specie quando la moda del momento è il mood stile Coldplay.
“Beh ma non mi interessa quel genere di mood, veramente. Non ho mai fatto pezzi
di quel tipo. Non mi ha mai attratto quel genere.”
Ma non ti senti mai malinconico?, gli chiedo, e la risposta arriva all’istante
“NO!” ride…”Ma sono una persona molto stimata, perché dovrei? E non intendo
dire, stavolta, che sono una persona molto stimata come autore di canzoni. Sono
molto stimato come il miglior alcolizzato della mia generazione! Sai cosa?
Quando mi ubriaco non mi viene mai la sbornia triste, non faccio mai tipo (fa
una voce piagnucolosa) “oh… mio padre che cattivo…. Che mi ha fatto mio
padre….”. Quando mi ubriaco mi siedo e mi vengono frasi tipo… “Hey la sapete una
cosa? 14 anni fa mi toccava timbrare il cartellino. E oggi? Oggi BONO ha il mio
pregiato numero di telefono! Beccatevi questa!”. Non sono uno che guarda al
passato. Liam è uno che è tutto concentrato sul presente. Io sono uno tutto
concentrato sul FUTURO. Ecco un’altra differenza fondamentale fra noi. Ma non
faccio pezzi malinconici perché… (cerca le parole giuste) ecco io ho dovuto
subire molto di questo: diventare grandi dalle mie parti era molto frustrante,
perché sapevi che senza sfondare nella musica non saresti andato da nessuna
parte. Ti sarebbe toccato timbrare il cartellino insieme a tuo padre e a tutti i
tuoi amici. Vuoi una tragedia stile anni 80? Ecco su al Nord era così, bianco o
nero. Io, il ragazzino (Liam), mio fratello maggiore e tutti i nostri amici ci
facevamo le nostre brave quattro miglia a piedi insieme ai nostri padri per
andare a riscuotere il sussidio di disoccupazione”.
Ma in massa? Cioè, tutti assieme?
“Certo. Perché ci conoscevamo tutti. Stavamo tutti lì in coda in questo stanzone
insieme a degli uomini adulti e maturi, che avrebbero dovuto essere i nostri
modelli, e invece stavano là anche loro, ridotti ai minimi termini, senza
nessuna speranza, fottuti, senza un cazzo di nulla davanti a sé. E attorno, la
città in cui vivi sta andando a puttane. Cominciava a diffondersi una cultura da
“gang”. E magari oggi racconti tutto questo a gente che invece viene da
un’infanzia felice e agiata e loro pensano che sia tipo un romanzo di Alan
Bleadsdale che gli racconti, ma invece, credimi, viverla davvero una cosa così
non è per niente bello. E quando arrivano le 3 del mattino è come essere in quel
romanzo “prigioniero nel braccio H” … non vai a letto perché tanto non ha alcun
senso farlo, e non ha senso andare a letto perché il giorno dopo non ha senso
alzarsi da quel letto. Ed è questo il motivo per cui poi tutti si sono dati alle
droghe, e le droghe hanno portato il crimine e il vandalismo e blah, blah, blah…..
“E in ogni caso non sono un Billy Bragg. Mi sono cuccato questa brutta storia.
Punto. Sono sempre stato il tipo di persona che fa “Fanculo, Ok? Non si può mai
sapere cosa capiterà domani. Domani potrebbe essere molto ma molto meglio di
oggi. E questo è il punto di partenza di tutte le mie canzoni.”
In effetti comincio a vedere il senso del suo ragionamento.
“La gente ci ricama sopra troppo sui fatti negativi, sulla tristezza…. Ci
romanticheggia sopra”
Ride sommessamente mentre gli viene in mente un collegamento mentale
“Beh io penso di essere veramente romantico, invece la mia ragazza sostiene che
sono la persona più anti-romantica di tutta la mia generazione.”
Ora ride di gusto e i suoi occhi si illuminano
“E io ne sono convinto! Cioè non riesco a capacitarmi che lei la pensi così,
perché sono veramente convinto di essere un romanticone!”
Ok, allora raccontami un po’ quali sono le cose romantiche che fai….
“Beh se proprio vuoi la lista, non faccio niente in particolare, ecco lo
ammetto. Però, ad esempio, non pigliare a botte qualcuno si può vedere come un
atto molto romantico, no? Perché il riferimento che ho è mio padre, capisci?
Quindi mi dico, beh non mi metto certo a pigliare a schiaffoni nessuna io, qundi
devo essere per forza un ragazzo molto carino con le donne! E invece la mia
compagna sta sempre a drimi: “ma Cristo Santo! Ma quanto quanto quanto sei
ANTI-romantico tu!” E io “Ma che cavolo stai dicendo?”…
A quanto pare le lamentele di Sara riguardano mancanze comprendenti (ma non
limitate a) la dimenticata osservanza del giorno di San Valentino (anche se Noel
si difende debolmente dicendo che lo fa “per principio”), l’evitamento del
giorno del suo compleanno e il ruminamento di lamentele contro chiunque voglia
festeggiare il Natale pur avendo superato l’età di 12 anni.
Quando tento di fare un parallelo fra questo fatto e l’assenza di fronzoli e
ornamenti dai loro show live, tuttavia, Noel difende il suo atteggiamento
prosaico con la motivazione che in ogni caso i fuochi artificiali non servono a
migliorare la musica, e poi si produce nella più profonda riflessione che mi sia
mai stato dato di sentire a proposito degli show rock:
“ma sono anche convinto che se non si mette tutta l’enfasi dello show sul
bailamme di luci, effetti, fumi, ecc…. il pubblico riesca a entrare maggiormente
in contatto con se stesso.”
LA MATTINA DOPO LO SHOW DI SOUTHAMPTON esplodono 4 bombe giù a Londra. Resto
bloccato a Southampton, e Noel, che vive a pochi passi da dove è avvenuta una
delle esplosioni (Tavistock Square) e la cui fidanzata utilizza normalmente la
stazione di Edgware Road per prendere la metro per recarsi al lavoro, salta in
macchina e torna a casa. Pochi giorni dopo ci parliamo al telefono e mi racconta
di quanto assurdo e strano sia stato il viaggio in autostrada, che ha trovata
semideserta e tappezzata di insegne luminose che scandivano “EVITATE DI USCIRE A
LONDRA. ACCENDETE SUBITO LA RADIO”.
Mi ritorna in mente la conversazione che abbiamo avuto sui temi trattati in
alcune delle nuove canzoni….
Ma comunque il weekend successivo è andato tutto bene: 2 show a Milton Keynes,
con gli Zutons a rimpiazzare i Babyshambles, dopo che Pete Doherty aveva dato
buca allo show di Southampton (secondo il Sun, per una discussione con la
fidanzata Kate Moss), e questi Zutons sono stati niente male stando a quanto
dice Noel, ed anche gli Oasis è evidente che erano in gran forma. Noel ci dice
che anche se Milton K è un posto di merda comunque lui si è divertito molto, e
oggi si sente leggermente “fragile” per avere alzato un pochino troppo il gomito
le seconda serata. Quando gli faccio notare che la seconda serata è stata
domenica e ormai saremmo arrivati a martedì pomeriggio, mi gratifica del
privilegio di assistere ad un'altra tipica “gallagher scenetta” raccontandomi
che a Milton Keynes “è stato l’ultimo ad andarsene dalla scena, con le persone
dello staff che praticamente gli hanno smontato il camerino d’attorno, mentre
lui e Sara erano rimasti stravaccati là dentro, ebbri e dimentichi di tutto, a
guardare il sole che sorgeva” A quell’ora anche gli uomini della sicurezza se ne
erano andati via tutti ormai, dato che (parla in tono ammiccante) tanto ormai
non era rimasto più niente da proteggere ormai…
Sono sul punto di chiedere se sa quali siano le sensazioni di Sara sul fatto di
dover ascoltare sempre Wonderwall in ogni show, canzone che notoriamente sarebbe
un “peana” dedicato all’ex moglie Meg, ma Noel mi interrompe (cosa che del resto
gli ho visto fare molto di rado)
“Lascia che mi inserisca io un momento a questo punto. Domenica sera ero sul
palco e, ricordi di come sere fa parlavamo di Champagne Supernova, e di come non
riuscissi a figurarmi ancora oggi che diavolo significasse il testo? Là
finalmente ho capito di che parla. Parla di reincarnazione.”
Reincarnazione?
“Sì, sì. Mi è venuto in mente proprio alla fine del pezzo, ed è stato fantastico
perché tutti hanno tirato fuori il cellulare per filmare la scena, e mi è
sembrato tutto veramente assurdo. Per qualche strano motivo stavo pensando alla
nostra conversazione su DLBIA e mentre sentivo la nostra esecuzione di Champagne
Supernova mi sono ritrovato a pensare “Cosa? Incastrato sotto una montagna di
terra? Una stella cadente di champagne che sfreccia nel cielo?......ma questo
testo parla di essere morti, seppelliti e poi di resuscitare e salire in cielo!“
Beh io la vedrei anche come una metafora della parabola Oasis.
“Ha! Io invece mentre la eseguivo ridacchiavo dentro di me pensando: tutti
questi ragazzini guarda come mi fissano e si vede che pensano “cazzo che assolo
di chitarra!” … e all’improvviso ecco che mi ritrovo a pensare: “Hey ecco di che
si tratta! Reincarnazione! Ricordatela questa!”.
Champagne Supernova parlerà anche di reincarnazione, d’accordo. Non sarò certo
quello che va a dire all’uomo che l’ha scritta che questo non è vero. Ma penso
che la sostanza del testo potrebbe anche essere qualcosa di molto più immediato.
Semplicemente, le stelle cadenti nel cielo, le grandi montagne, i fiumi di
champagne… questo era quanto di più grande e distante un ragazzino di Burnage
potesse all’epoca concepire nella sua vita … vita nella quale ti aspetti di
rimanere incastrato sotto un mucchio di terra franata, e allora, a quel punto
tanto vale immaginare di far venire il tizio da lassù a trasportarti via lontano
su una stella cadente nel cielo…. O nel posto più assurdo che ti possa venire in
mente.
Tornando a Southampton mi sono ritornati in mente i pensieri sulla relazione fra
i fratelli Gallagher e sui motivi per cui le canzoni di Noel sembrano rivivere
sempre di piena e nuova vita quando eseguite “live” … abbiamo parlato delle
partite del Man City che il papà Gallagher lo accompagnava a vedere sin dall’età
di 4 anni, di come tutti i padri laggiù ficcassero i loro figli a sedere su un
enorme spalto da 38.000 persone di capacità, e di come anche in tempi successivi
Noel avesse l’inconscia tendenza ad andarsi a sedere sempre in quella stessa
zona quando andava alla partita. Descrive l’atmosfera generale, piuttosto che
ricordi di azioni di gioco, perché non ricorda di seguire più di tanto la
partita all’epoca. Era invece affascinato dallo spettacolo di tutti questi
omaccioni che saltavano e cantavano insieme gli inni da stadio, qualcosa che non
potresti vedere da nessun altra parte, non si potrebbe nemmeno concepire di
vederla in nessun altro posto. E quello che cantavano era così esaltante!
Addirittura uno degli inni del Man City era basato sulla melodia di Hey Jude.
Alla domanda se abbia memorie di esperienze musicali anteriori a quando iniziò
ad andare al Maine Road Stadium, ammette di non averne alcuna. E quella sera a
Southampton mentre Noel faceva la sua carrellata con Champagne Supernova, DLBIA
e LBL, mi è all’improvviso venuta l’illuminazione che, se le canzoni di Noel si
ravvivano e risplendono live, è proprio perché uno stadio è la miglior cornice
per un’esecuzione corale della musica, e l’istintiva semplicità dei suoi pezzi,
che i critici tendono a disprezzare, ma che il pubblico invece coglie benissimo,
sgorga da qualcosa che nessuno apparentemente sino ad ora ha ancora capito:
questa è la prima vera musica SOUL che l’Inghilterra abbia mai prodotto.
A BIG THANKS to VIC
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