Intervista a daniele groff

Sono abbastanza sereno – interrogato sul suo stato d’animo sanremese, a poche ore dal debutto sul maledetto-benedetto palco dell’Ariston, Daniele Groff professa self-control e fede nei suoi mezzi -, anzi più che sereno direi consapevole…Quando venni qui per la prima ed unica volta, nel ’99, mi ritrovai coinvolto in qualcosa di più grande di me


Fu un’iniziazione che, col tempo, mi sfuggì letteralmente di mano…” E così, dopo un buon debutto come "Variatio 22", contenente la celeberrima “Daisy” e un seguito su quella falsariga intitolato "Bit", Daniele ha dovuto fare chiarezza attorno a sé. Ritrovarsi. Un lungo cammino a ritroso per colui che era stato fin troppo frettolosamente bollato come un Liam Gallagher all’italiana, un britpopettaro da birreria, uno affetto dalla sindrome degli Oasis… La conclusione di quel viatico ha finalmente un nome, "Mi accordo" ed una canzone-guida, “Sei un miracolo”, che qualcuno in questi giorni avrà pure cominciato implacabilmente a fischiettare …
Partiamo dal tuo soffertissimo ritorno sulle scene…
“Ci sono voluti ben due anni per uscirmene con questo nuovo cd… “Mi accordo” è un sunto delle mie vicissitudini umane e professionali, un disco smaccatamente rock che celebra la mia ritrovata verginità sia come artista che come persona. Mi ci voleva una terapia del genere, sai?”
Che cosa ti ha portato a ritrovarti a Regent’s Park a Londra, seduto su di una panchina, con una chitarra acustica come unica fonte di compagnia?
“La pressione, i ritmi selvaggi dello showbusiness… Uno riservato come me non era abituato a certe situazioni da “stress da successo” e ne ho pagato fino in fondo le conseguenze. Ora, con questo disco, cantato per la maggior parte in inglese, mi è ritornata la voglia di agire, gettarmi nel calderone e pensare in grande… In fondo ho appena pubblicato un album dal sapore “internazionale”: amo l’Italia ma mi interessano anche altri tipi di mercato... Insomma, rieccomi qua più grintoso che mai!”
Il disco contine anche un brano dal titolo molto impegnativo come “London’s calling”…
“Esatto: e ci ho aggiunto quella “s” giusto per prendere le distanze dal capolavoro dei Clash… D’accordo che sono motivatissimo dietro quest’opera ma non mi sono montato la testa fino a questo punto… Diciamo che quel pezzo è un mio tributo al fascino e al richiamo insistente che una megalopoli come Londra ha sempre esercitato su di me. Anche il singolo sanremese, “Sei un miracolo”, si muove su quei binari: ha una melodia che ti resta subito in testa ma non rinuncia per questo ad un’anima british-rock molto potente, d’impatto, quasi alla Stereophonics…”
Stereophonics? E gli Oasis dove li hai lasciati?
“Eh, forse i Gallagher hanno fatto il loro tempo… Adesso nelle mie orecchie viaggiano come un treno i Coldplay, che forse sono fin troppo “perfetti” per i miei gusti, Travis e Starsailor, di cui adoro il loro ultimo album: “Silence is easy” ha un sound così graffiante…”
Insomma, “britpop o muerte”…
“In definitiva è quello il genere che amo di più e che continuerò a perlustrare anche nei prossimi lavori, però non mi considero un purista. Nell’album c’è persino un pezzo, “By yourself”, che potrebbe anche riecheggiare il nu-metal più melodico: quello dei Creed, per intenderci… Adoro quel gruppo così come ai Red Hot Chili Peppers non volterei mai le spalle.”
Le polemiche di questo giorni: Sanremo, Mantova, Tony Renis di qui, Dalla Chiesa di là…
“A me non toccano, anche perché non mi sembra che abbiano granchè senso…Però qui l’importante è sparlare, farsi pubblicità, come faccio io approfittando del palco dell’Ariston che non snobbo assolutamente ma adopero da megafono per dare visibilità ad un lavoro sui cui ho letteralmente sputato sangue…”
Vogliamo chiudere con un saluto agli amici di Virgilio Musica?
“Ok, ragazzi: scarichiamo pure musica dalla rete perché l’importante non è proteggere ma ascoltare questa forma d’arte e, soprattutto, andiamo in massa ai concerti. Se vi interessa, io comincio a maggio e spero di proseguire fino a quest’inverno, portando il mio show sia nei festival all’aperto che nei locali…”

 

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fonte:musica.virgilio.it