The Delgados “ Universal Audio ”
A cura di: Andrea Kontrotempo
Nome: The Delgados
Titolo: Universal
Audio
Anno: 2004
Etichetta Discografica: Chemikal Underground
Tracklist:
01. I Fought the Angels
02. Is This All That I Came For?
03. Everybody Come Down
04. Come Undone
05. Get Action!
06. Sink or Swim
07. Bits of Bone
08. The City Consumes Us
09. Girls of Valour
10. Keep On Breathing
11. Now And Forever
Riecco i quattro gregari (per scelta forse...) scozzesi alle prese con l'ennesima tappa di un tour che dura ormai da un decennio. Correva infatti l'anno del Signore 1994 quando Emma Pollock e Alun Woodward, con la partecipazione di Stewart Henderson -basso- e Paul Savage -batteria-, decisero di mettere insieme le forze per dare vita ad una squadra di pedalatori sonici. Animati dalla comune passione per uno degli sport forse più atipici da particarsi nella patria di Re Artù, il ciclismo, mutuarono il nome da uno strano personaggio, il ciclista spagnolo Delgado.
Le idee non latitano e ben presto i quattro mettono insieme del materiale che andrà a costituire il loro esordio : “Domestiques”. Per l'assunto universalmente riconosciuto, e cioè che è sempre meglio lavorare in proprio che sotto padrone, fondano un etichetta (Chemikal Underground) che negli intenti iniziali deve fungere da distributrice dei propri lavori. Ma la dedizione e l'amore profuso nella conduzione della stessa sono tali e tanti che ben presto il discorso si allarga, e da trampolino di lancio del tutto personale, diviene fucina di talenti del sottobosco Glasgowiano (Arab Strap e Mogwai su tutti).
In questa “fabbrica del suono” si forgiano sonorità aspre, urticanti, pop-noise è lo scaffale in cui vengono stipati nei negozi di dischi, ed infatti questa sarà sempre la scomoda, e riduttiva, definizione che gli accompagnerà negli anni a venire. Ma c'è dell'altro, ed in quest'ultima “volata” sul traguardo del loro quinto album ufficiale, se si escludono le BBC sessions, ne danno ampia dimostrazione. Che l'aria fosse cambiata già lo si evinceva dal secondo album in studio, “Peloton”, dove una certa cura nella rimozione di talune asperità sonore si era già manifestata; timidi innesti di strumenti “ammorbidenti” come archi e fiati, facevano da coadiuvante ad una più sottile ricerca di un gusto melodico mai però fine a se stesso.
Dopo ettolitri di acqua passata sotto i ponti, possiamo affermare che questa accolita di brani , che prende il nome di “Universal Audio”, rappresenta l'epitome di un percorso nella direzione che si indicava sopra. Licenziato all'inizio di questo tiepido autunno 2004 dopo nove mesi di gestazione in studio, riprende e completa le soluzioni stilistiche avanzate nei lavori successivi al primo, brani più tondi, ovattati, che cullano l'ascoltatore tra nuvole di zucchero filato “Come Undone”, o sanno trasportarlo in lande desolate spazzate da un vento caldo ed avvolgente, “The City Consumes Us”. A tratti il dazio pagato a band cadute nell'oblìo (vedi gli ultimi Lush ed Echobelly) è abbastanza consistente “Keep on Breathing”, “I Fought The Angels”, ma altrettanto evidenti sono le peculiarità che fanno dei Delgados una band dai tratti, tutto sommato, abbastanza personali; una sottile e sognante vena melodica che attraversa e funge da spina dorsale a tutta la sequela di brani in oggetto,ed in particolare “Everybody Come Down”, “Girls of Valour”, un'acquisita e consumata abilità in sede di arrangiamenti dovuta anche al tocco vellutato di tal Tony Doogan, già della partita con Belle&Sebastian e Super Furry Animals.
Ma è con trame sonore quali “Is That All I Came For” e “Sink or Swim” che le quotazioni del titolo “Delgados” s' impennano, stupendi affreschi art-nouveau a tinte tenui ma non dimesse, a corollario di un lavoro magnificamante sussurrato agli orecchi di chi vuole intendere. Pregevoli gli episodi dove le voci di Emma ed Alun compenetrano l'una nell'altra sino a creare una sinuosa e conturbante linea vocale in cui ci si può affondare come su di un divano in pelle.
Derivativi? Perchè no, forse....ma non è questo il punto, perchè se questo fosse il “bussilis”, allora sarebbe un falso problema, infatti questo “Universal Audio” anche scevro da tutto ciò che possa rimandarci ad altro, rimane comunque un disco di grandi canzoni pop, tese a svelare la fragilità umana acquattata dietro ai paraventi delle convenzioni.
Undici modi di sognare, undici sentieri lungo il fiume del nostro/loro tormento, undici sortite in una “no man's land” da cui, dopo ripetuti ascolti, è difficile tornare.
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