Band: The Ordinary Boys

Titolo: Over The Counterculture

Etichetta Discografica: B-Unique Records (Warner Music)

Anno Uscita: 2004

 

Title Tracks:

1. Over The Counterculture

2. The List Goes On

3. Week In Week Out

4. Talk Talk Talk

5. Little Bitch

6. Settle Down

7. Weekend Revolution

8. Maybe Someday

9. Just A Song

10. Seaside

11. In Awe Of The Awful

12. Robots And Monkeys

 

 A cura di: Andrea Kontrotempo

Dopo l'ennesimo polverone alzato dai pennivendoli britannici, NME in testa, prima ancora che potessero pubblicare una nota soltanto, č uscito in questa pallida estate 2004, distribuito dalla Wea, il debutto di una delle band pių incensate dai media d'oltre manica: The Ordinary Boys.

Si sono sprecati paragoni "forti" per rendere appetibile il piatto che ci stavano sapientemente preparando da mesi, Paul Weller, Morrissey, Blur, sono soltanto alcune delle muse ispiratrici attribuite a questi quattro ragazzi di Worthing, che invece timidamente,  hanno sempre dichiarato di cercare di affrancarsi da questi modelli imbarazzanti, pur dichiarando il loro amore incondizionato per i sopracitati e  specialmente per il mod attempato.

 

Gli ingredienti quindi sembrano essere quelli giusti per apparire sulle copertine dei pių quotati magazine musicali, dicevamo quattro ragazzi giovanissimi, Preston (Voce e Chitarra), William (Chitarra), Charlie (Batteria), e James (Basso), con il look azzeccato, carini quanto basta, ma la musica direte voi? In fondo non č per quella che stiamo qui a perdere tempo, io a scrivere, voi a leggere? Ebbene anche su questo versante diciamo che le cose stanno messe piuttosto bene, questo "Over The Counterculture" č un disco molto godibile, affrontabile da pių prospettive, da quella pių smaccatamente pop, dove le melodie vengono cesellate ad arte, a quella pių "ignorante", dove alle chitarre ed alla sezione ritmica viene praticata un' endovena di punk' n' roll.

 

Come un'ombra di quercia secolare, troviamo a fare da sicuro riparo a questi giovani , una vecchia volpe del circuito underground inglese (Stephen Street), una volpe dal pelo pių che mai lucente, che sembra possedere ancora quella malizia e quella sagacia dei tempi migliori (The Smiths, Blur, Gene)  tanto da elargirle sapientemente in sede di produzione e registrazione anche a questi sbarbatelli. Se proprio vogliamo fare nomi e cognomi che possano rendere pių agevole il compito di farsi  un'idea su questo lavoro, direi che gli Strangelove  sono la pietra di paragone pių azzeccata; la somiglianza della voce di Preston con quella di Patrick Duff č, per usare un eufemismo, a volte imbarazzante, (ascoltare "Just a song" per credere),  alcuni giri armonici ed alcune  partiture di chitarra sono speculari, manca soltanto quella vena malinconica e "maudit" che caratterizzava la band di Bristol,  a mio parere una  delle pių grandi ma anche una delle pių criminalmente sottovalutate degli anni '90.

 

"Over the Counterculture" č la traccia  che apre  l'album e da cui quest'ultimo prende il nome, una piccola gemma power-pop frizzante, fresca,  spruzzata di fiati quanto basta per renderla piacevolmente solleticante.

"The List Goes on" non sposta di molto i contenuti, altra sferzata di energia con incursioni reg-time.

"Week in Week out" č il singolo estratto e dato in pasto alle chart U.K. ancora prima che uscisse il cd  d'esordio, un ottimo brano che rimanda agli Ash pių ispirati di "1977".

"Talk Talk Talk " riconferma quanto detto sopra,  con "Little Bitch" si vuole omaggiare una delle formazioni pių influenti nel panorama mod anglosassone, gli Specials.

"Settle Down" e "Weekend Revolution" sono gli episodi pių insipidi di tutto il " menų musicale " proposto in questo lavoro, manca il sale, il pepe scarseggia e il retrogusto non soddisfa i palati pių esigenti.

Da questo punto in avanti, a mio avviso, si concentrano gli episodi migliori, "Just A Song", "Seaside" e "Robots And Monkeys" sono di una fattura pių pregiata, il semplicistico "3 accordi e via" viene soppiantato da una cura maggiore in sede di composizione ed arrangiamento. Se questa č la direzione futura che i   "ragazzi ordinari" decideranno di prendere  penso proprio che sentiremo parlare ancora di loro, in fondo per chi ha amato e tutt'ora non puō fare a meno di imbottirsi di "british style",  queste sono boccate di ossigeno che al giorno d'oggi č sempre pių difficile respirare, e delle quali non vogliamo assolutamente fare a meno.

 

 

Andrea Terenzi

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