:: Embrace :: “Out of Nothing”
A cura di: Andrea Kontrotempo
Diciamolo apertamente,
gli Embrace non mi sono mai stati così simpatici; e come loro
tutti quei gruppi che
non possiedono un dono che il buon Dio purtroppo non dispensa a piene mani: l’autoironia.
Ho sempre avuto un fastidio malcelato per coloro che si prendono troppo sul
serio e che non sanno sorridere (ridere sarebbe chiedere troppo!) dei loro
tormenti, dei loro “buchi neri”.
Quindi questo qua’ parte già prevenuto, direte voi ! Niente affatto, non ho mai avuto riserve mentali verso chicchessia, e tanto meno verso la musica, tante band hanno saputo riscattarsi da una condizione di grottesca autocommiserazione (vedi Starsailor) e farmi rimangiare quanto detto sul loro conto. Fatta questa doverosa precisazione, devo purtroppo, o per fortuna, ammettere di essere di fronte all’ennesimo cappello mangiato, di Rockerduckiana memoria.
Questo quarto
episodio della band di Leeds uscito per Indipendiente Records, già confortevole
abitazione di Travis e Paul Weller, è il lavoro migliore che i fratelli McNamara
avessero potuto mettere in piedi dopo i due insuccessi commerciali precedenti
“Drawn from Memory” e “If you’ve Ever Been” . Dopo due legnate sulle ginocchia
come quelle rimediate negli ultimi anni le gambe si sarebbero piegate a
chiunque, ed invece no, i due diligenti fratellini si sono rimboccati le
maniche, hanno abbandonato la vecchia etichetta discografica (Hut), hanno tirato
fuori gli attributi, e quindi sfornato questo “Out of Nothing” di recentissima
pubblicazione (13 Settembre in UK) che gli permette di avere puntato addosso “l
’occhio di bue” della ribalta musicale britannica. Diciamo che le distanze, dal
quel “The
Good
Will Out” disco di esordio di derivazione Oasis, sono state prese, quello che ci
viene dato in pasto ora è un sound più maturo e personale, elementi di novità
sono stati inseriti, a partire dalle linee vocali che hanno solleticato la
fantasia della stampa musicale britannica, facendola parlare di “Gospel Rock ”.
Se il vecchio adagio che recita “Chi ben comincia è a metà dell’opera” è applicabile anche alla musica, possiamo dire che con “Ashes”, scritta già tre anni fa, Danny McNamara ha avuto il compito facilitato nel materializzare poi il resto dell’album, con un inizio così si va sicuramente lontano!
Il singolo scelto per aprirsi un varco nelle chart europee è “Gravity”, ballatona manieristica, che sarebbe potuta benissimo uscire dalla penna di Chris Martin (Coldplay), ma una gran bella canzone, comunque.
Il livello qualitativo rimane alto con “Someday” e “Looking as You Are” marchiate a fuoco, come si fa’ con le vacche, da un “Embrace Style”, come a dire “ Ehi, queste sono le mie !! ”
Un armonica rubata di bocca a Neil Young, caratterizza l’incedere di “Wish’em All Away”, poi i quattro entrano di nascosto nel giardino di casa Gallagher, e rubano tutti i sette nani.
Fortunatamente sembra che, al contrario dei precedenti, su questo nuovo lavoro, il McNamara abbia voluto graziarci, e per sua stessa ammissione “Keeping” è l’unica canzone dedicata alla sua ex-girlfriend, siamo salvi !!
“Spell it Out ” si contraddistingue per essere l’unico pezzo dell’album scritto da Richard, ed infatti la diversa paternità si sente eccome, soprattutto nelle aperture armoniche, più marcatamente pop e meno elegiache di quelle di Danny.
Come racconta il lead vocal della band in un’intervista per XFM on line, “A Glorious Day” è stata scritta sull’onda emotiva provocata dall’ascolto di “Heroin” dei Velvet Underground, ma dei 18 carati di quel diamante diciamo che la composizione “embraciana” può fregiarsi soltanto di uno o due al massimo, tanto “puzza” di dèjà-vu e stantio.
Con “Near Life” e “Out of Nothing” rimaniamo sulle stesse coordinate tracciate in precedenza, buone canzoni pop, ben confezionate e di facile presa. Si conclude così questa compilazione costituita dal “minimo sindacale” di 10 brani, quando oggi al di sotto di 12 non scende neanche più la compilation dello Zecchino d’Oro. Va detto però che la qualità non è certo inficiata dalla scarsa quantità, volendo essere pignoli questo può essere uno dei pochi nei di questo lavoro, che ,mutuando il gergo calcistico, “fa gioco di squadra”, si comporta come una compagine senza giocatori talentuosi o di spicco, che però può contare su uno spogliatoio molto compatto ed unito e che sputerà il sangue in campo piuttosto che soccombere di fronte a squadre certamente più blasonate.
Andrea Terenzi
|
Tracklisting: |
|
|
| 01. Ashes |
| 02. Gravity |
| 03. Someday |
| 04. Looking As You Are |
| 05. Wish 'Em All Away |
| 06. Keeping |
| 07. Spell It Out |
| 08. A Glorious Day |
| 09. Near Life |
| 10. Out Of Nothing |
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